mercoledì 27 ottobre 2010
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lunedì 25 ottobre 2010
martedì 19 ottobre 2010
sabato 24 aprile 2010
Non c'è molto da dire, o da scrivere.
Hank diceva che c'è sempre qualcosa di cui scrivere. Secondo me no. Per un cazzo.
Ci sono giorni, momenti, di cui non vuoi scrivere e di cui, sopratutto, non vuoi leggere.
Non vuoi ritrovarti a leggere di quella volta in cui hai quasi stuprato una ragazza, o di quella volta in cui hai sputato in faccia al tuo amico.
Non vuoi ritrovarti a leggere di quando eri un figlio di puttana. Di quando, magari, eri te stesso.
Non vuoi leggere nient'altro che non sia tutt'altro che te stesso.
Vuoi ritrovarti a bere, a scopare, a sputare, a fare tutte quelle cose di cui non vorresti mai leggere. Solo farle e non leggerle.
Cose fatte mai scritte, cose vecchie mai più viste.
Persone sconosciute. Te stesso compreso.
Darsi la mano all'entrata per lo sconosciuto e non vedersi mai più. Quello che vuoi leggere è la vita degli altri, la vita tua vissuta dagli altri. Quello che non vuoi leggere è la tua vita.
Saluti da gentiluomo, movenze da mostro. Ricercato. Temuto. Brutta persona.
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Io non lo so, cosa ci sia dietro tutto questo.
Non so se è una sorta di porta. Se basta varcare la soglia.
Magari invece non è niente. Proprio niente.
Benvenuti, tutti quanti. Benvenuti. Siete un branco di idioti. Benvenuti, idioti, perché ci siete cascati.
Magari è tutto quanto. Proprio tutto.
Aprire la porta e varcare finalmente la soglia, e dall'altra parte c'è tutto. Dico proprio tutto. C'è pure l'amore. E ci sono pure i dolcetti al cocco.
Io non ho più la minima idea di cosa ci sia dietro tutto questo. Ho paura che non ci sia niente.
Credo che non ci sia niente. Proprio niente.
Cammina pure, scrivi pure, suona pure. Fotti, mangia, lavora, suda, ridi, fatica, parla, stai zitto. Scrivi, non scrivere. Muori.
Proprio un bel niente.
Plausibile, si. Triste, si. Niente, proprio così.
Meno sogni, meno vita, più morte. Più niente.
Ci vediamo dall'altra parte, branco di niente.
Ci vediamo dall'altra parte e ci raccontiamo i nostri forse, che magari tutti questi anni serviranno a regalarci un pò di forse.
Ciao.
venerdì 6 novembre 2009
(s)CRAP
Qualche giorno fa avevo deciso di scrivere di una donna molto brutta o molto povera che, una sera (complice una sbronza considerevole) si innamora di un frutto, o magari di un ortaggio.
Che ne so... una zucca.
E poi questa zucca marcisce, ma lei è troppo innamorata per accorgersene, così continua ad amarlo e sui occhi fissano la zucca in putrefazione ma vedono una bella zucca, grossa, lucente.
La zucca più bella di tutti gli orti del pianeta era li davanti ai suoi occhi, putrefatta, e lei l'amava con tutta se stessa.
Questo amore doveva durare un pò, prima di far finire la donna brutta e povera ma felice per aver trovato finalmente l'amore della sua vita, morta sulla poltiglia del suo marito vegetale putrefatto.
Giuro che in questi giorni ho anche riflettuto sul come impostare il racconto, sul tipo di donna che doveva essere e sul vegetale da utilizzare. Eppure non riuscivo a renderlo abbastanza trash, abbastanza rivoltante e stupido, apparentemente privo di significato, REALMENTE privo di significato. Piatto e brutto. Disgusto e rassegnazione. Puzza di marciume e tempo perso. Non ci riuscivo.
Allora basta. Da idea è diventato abozzo, da abbozzo racconto (sempre nella mia testa) e da racconto è tornato abbozzo, questa volta per restarci.
Ora ho di nuovo tempo per pensare alla mia vita che da vuota diventa insensata e resta così.
Ho paura di star vivendo una vita per la quale non morirei, ma forse chiedo troppo. C'è gente che la vita non cel'ha neppure.
